Bail-in bancario: tutti i rischi per risparmiatori e investitori

In gergo tecnico si chiama bail-in bancario. Di cosa stiamo parlando? Del salvataggio delle banche in difficoltà. Come c’era da aspettarsi, la crisi economico-finanziaria degli ultimi anni ha avuto forti ripercussioni sul settore bancario. Proprio per arginare la mancanza di validi strumenti atti a gestire i problemi degli istituti creditizi, nel 2014 il Parlamento e il Consiglio Europeo hanno deliberato una direttiva che risponde alla sigla BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive). Vigente in Italia a partire dal 1 Gennaio 2016, la nuova legge sul bail-in apporta sostanziali modifiche alle procedure da avviare in caso di dissesto bancario. Scopriamo insieme quali sono, per il bene di investitori, titolari di conto corrente e risparmiatori.

Come funziona il bail-in bancario?

Il bail-in nasce come strategia di risoluzione delle crisi bancarie in un contesto storico caratterizzato da sempre più frequenti interventi governativi per evitare il fallimento degli istituti di credito. Era il cosiddetto meccanismo di bail-out, ovvero un risanamento esterno da parte dello Stato, con il conseguente utilizzo dei soldi dei cittadini contribuenti.

Il bail-in, al contrario, si caratterizza come meccanismo interno alla società creditizia, che in caso di fallimento viene soccorsa dai suoi stessi investitori. In che modo? Con una riduzione del valore di azioni e crediti e la la conversione delle passività ammissibili in azioni.

Lo scopo di tale procedimento è assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca perché possa continuare a offrire i propri servizi finanziari alla collettività. Il tutto a spese dei privati per evitare il collasso del bilancio pubblico, che ne uscirebbe devastato. Ma chi sono esattamente questi privati?

Le figure coinvolte nel bail-in

L’applicazione del bail-in segue una precisa gerarchia fallimentare. Si parte dalle risorse finanziarie ad alto grado di rischio, che sono le prime ad essere toccate. L’ordine dei soggetti chiamati a contribuire al salvataggio della banca è il seguente:

  1. Azionisti: sono i proprietari della banca, che vedranno ridotto o annullato il valore delle proprie azioni.
  2. Obbligazionisti junior: detentori di altri titoli di capitale, meno costosi del collocamento di azioni.
  3. Obbligazionisti senior: creditori con un minore livello di rischio.
  4. Correntisti con depositi superiori a 100 mila euro: sia persone fisiche, sia piccole e medie imprese.

La maggior parte dei correntisti italiani possono quindi dormire sonni tranquilli. Per importi inferiori ai 100 mila euro non sussiste il rischio di subire delle perdite in caso di fallimento bancario. Si tratta, infatti, di capitali protetti dal Fondo di Garanzia dei Depositi, il consorzio a cui aderiscono tutte le banche italiane aventi come forma societaria la società per azioni. Nello specifico, tale protezione si estende a:

  • Somme detenute sul conto corrente.
  • Somme detenute in un libretto di deposito.
  • Certificati di deposito coperti dal fondo di garanzia.

D’altro canto è bene ricordare che il Fondo di Garanzia dei Depositi non possiede una disponibilità illimitata di liquidi, pertanto il rimborso dei correntisti potrebbe andare incontro a qualche difficoltà qualora la banca non fosse di piccole o medie dimensioni.

Chi al contrario avesse un deposito superiore ai 100 mila euro potrebbe contemplare l’ipotesi di abbassarlo al di sotto di tale soglia.

Quali banche rischiano il bail-in?

Ora che il concetto di bail-in è più chiaro, l’interrogativo naturale riguarda la solidità delle banche. Riconoscere gli istituti a rischio è infatti la migliore strategia per il futuro azionista, obbligazionista o risparmiatore. La sfera di cristallo purtroppo non esiste, ma con un po’ di conoscimenti finanziari e spirito di osservazione è possibile orientarsi sulla giusta società al momento di investire o aprire un conto corrente. Le dritte principali sono le seguenti:

  • Diffidare dei tassi esagerati sui conti depositi, che hanno l’esclusivo fine di attirare la clientela per ricevere capitale.
  • Informarsi grazi alle agenzie di rating sul rischio sul debito delle banche.
  • Controllare le quotazioni in borsa di azioni e obbligazioni.
  • Controllare il Cet1 (Common Equity Tier 1), ovvero il rapporto tra il patrimonio di base di una banca e gli impieghi ponderati per il rischio. La soglia minima è 10,50%.
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