APE: la pensione anticipata a 63 anni, la normativa

La nuova APE consiste nell’Anticipo Pensionistico, ossia nella possibilità per i lavoratori di anticipare l’ingresso nello stato pensionistico di tre anni e sette mesi a partire dal 2017, qualora abbiano raggiunto l’età di 63 anni. L’APE è una misura fiscale presentata nel Documento di Economia e Finanza approvato e pubblicato per il 2016 dal governo a seguito dell’accordo raggiunto con i sindacati; quali sono i dettagli di questa manovra da 6 miliardi di euro in tre anni?

In cosa consiste

Grazie ad un bonus fiscale i lavoratori potranno godere di una pensione anticipata senza tagli fiscali, annullando il costo dell’ammortamento del prestito versato per l’uscita preventiva dal mondo del lavoro  in modo da non gravare sull’assegno pensionistico; ne potranno usufruire i disoccupati di lunga durata, i disabili, gli inabili a causa di infortunio, i soggetti che fanno lavori usuranti tipo gli operai edili, coloro che sono bisognosi di cure; chi matura il diritto alla pensione di vecchiaia entro tre anni e sette mesi ed ha 63 anni, detenendo già un importo dell’assegno pensionistico non inferiore ad una certa soglia, potrà decidere volontariamente di accedere all’APE.

Il prestito pensionistico

Per ora sono previsti due anni di sperimentazione dell’APE fino al 2019; la richiesta va rivolta all’Inps, dev’essere finanziata da un istituto di credito che elargisce un “prestito” ventennale ed attiva un’assicurazione contro il rischio di premorienza (il finanziamento per accedere alla pensione anticipata è legato al calcolo di un’aspettativa di vita di circa 84 anni per le donne ed 80 per gli uomini, che in tal modo possono ripagare in toto il debito), facendo sì che l’eventuale dipartita del pensionato non faccia ricadere il debito sugli eredi, ma si estingua con il versamento della parte rimanente da parte dell’istituto assicurativo previdenziale; l’anticipo pensionistico è esente da imposte e può essere erogato mensilmente per un anno a richiesta del beneficiario.

Ape Social

Per i lavoratori soggetti ad un rischio di infortunio elevato il governo sta pensando all’“APE Social”, ossia quello che non prevede di dover rifondere alcun interesse o prestito alla banca erogatrice per la pensione anticipata, rendendo il tutto a carico dello Stato; per quanto concerne il valore dell’assegno pensionistico non si vorrebbe andare oltre i 1500 euro mensili, ma i sindacati auspicano un tetto di 1650 euro al mese lordi.

Altri dettagli sull’Ape

  • Saranno eliminate le penalizzazioni sul trattamento pensionistico con accesso alla pensione anticipata prima del 62° anno d’età
  • sarà aumentata la detrazione d’imposta per redditi fino a 55000 euro per i pensionati, in modo da uniformare la “no tax area” a quella dei lavoratori dipendenti, vale a dire 8125 euro
  • sarà prevista la possibilità di sommare tutti i contributi previdenziali non coincidenti maturati in  gestioni pensionistiche diverse, comprensivi anche del riscatto della laurea, sia per le pensioni di vecchiaia che per quelle anticipate, cosa che potrà avvenire per tutti gli iscritti a due o più forme di assicurazione obbligatoria dei lavoratori dipendenti, autonomi ed iscritti alla gestione separata, oltre che alle forme sostitutive ed esclusive di essa, in modo da arrivare al punto di ricevere un’unica pensione
  • l’assegno pensionistico verrà calcolato “pro-rata”, secondo le disposizioni stabilite in ogni singola gestione
  • i disoccupati senza ammortizzatori sociali, i disabili, i lavoratori sottoposti ad attività usuranti potranno andare in pensione con 41 anni di contributi, qualora abbiano lavorato per un anno prima dei 19 anni

Rita

Chi avrà maturato un montante in un fondo integrativo potrà attingervi prima dell’età del pensionamento in modo volontario e nella misura preferita, al fine di usufruire di una rendita temporanea per il periodo necessario ad arrivare alla maturazione del diritto alla pensione di vecchiaia, non usufruendo dunque dell’APE; questa è la cosiddetta “Rendita Integrativa Temporanea Anticipata”, agevolata fiscalmente con una tassazione inferiore rispetto a quella attuale per le anticipazioni, ossia pari a quella definita sulla pensione complementare erogata in rendita.

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