Pensione anticipata e Opzione Donna. Novità dall’INPS

L’Opzione Donna ha resistito alla riforma Fornero sulle pensioni ed è stata recentemente oggetto di intervento da parte dell’INPS, che si è adoperato per allineare questa possibilità con il sistema pensionistico attuale.

L’Opzione Donna

La riforma Fornero ha introdotto numerose novità nel sistema pensionistico italiano ma la cosiddetta Opzione Donna è passata indenne agli interventi del Governo in tema di riforma. Si tratta di un’opzione introdotta dalla precedente riforma Maroni, risalente al 2004, che nei fatti permette alle lavoratrici di usufruire di una sorta di scivolo, andando in pensione diversi anni prima rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente. Quindi, a fronte di un periodo contributivo di 41 anni e 10 mesi (pensione anticipata) o del raggiungimento del 66esimo anni di età avendo versato almeno 20 anni di contributi, sfruttando l’Opzione Donna le lavoratrici possono concludere in via anticipata la loro vita lavorativa se accettano di ricevere una pensione che viene interamente calcolata sulla base del sistema contributivo e non, quindi, di quello retributivo+contributivo.

Chi può usufruirne

L’Opzione Donna è dedicata alle lavoratrici che al 31 Dicembre 1993 avevano già maturato un’anzianità lavorativa e, quindi, avevano già all’attivo una quota di contributi versata.

Un altro importante elemento discriminatorio per poter esercitare l’Opzione Donna è il possesso di un’assicurazione generale obbligatoria oppure, in alternativa, un fondo sostitutivo o integrativo personale. Non possono beneficiarne, invece, le lavoratrici che sono iscritte al regime di gestione separata. Questo fondo non può essere utilizzato ai fini del calcolo dei requisiti per esercitare l’opzione donna: se la lavoratrice dispone di una gestione separata e di un’assicurazione generale, sono validi solo i fondi presenti in quest’ultima.

Le donne che possono esercitare questa opzione sono le lavoratrici che hanno compiuto il 57esimo anno di età se inquadrate come dipendenti e quelle che hanno compiuto il 58esimo anno di età se, invece, risultano lavoratrici autonome. La conditio sine qua non affinché possano godere di questo scivolo è che al 31 dicembre 2015 abbiano maturato almeno 35 anni di contributi.

Questo aspetto è stato oggetto di una modifica con la Legge di Stabilità 2016, in cui è stato di fatto chiarito un aspetto importante che poneva limitazioni consistenti alla fruizione dell’Opzione Donna. In particolare, con la Legge di Stabilità 2016, è stato chiarito che il termine del 31 dicembre 2015 non è relativo al termine di decorrenza della prestazione. Per quello non è cambiato niente e continua a essere valida la cosiddetta finestra mobile.

L’accettazione del regime contributivo

Ovviamente, a fronte dei vantaggi concessi dall’Opzione Donna alle lavoratrici, che possono in questo modo accorciare la loro vita lavorativa godendo dei benefici della pensione, ci sono alcune clausole che devono essere accettate.

La più importante è che, anche se in base alla Legge Fornero si avrebbe diritto al sistema pensionistico misto retributivo+contributivo, accettando l’Opzione Donna si beneficia in toto del sistema contributivo. La differenza è notevole, perché sfruttando questo scivolo, l’assegno mensile delle lavoratrici viene decurtato mediamente del 25-35%: si tratta di cifre considerevoli che fanno riferimento all’ultimo stipendio della lavoratrice. Ovviamente, questi dati non devono essere assunti con verità assoluta, perché sono numerose le varianti che incidono sulla composizione e determinazione dell’assegno pensionistico.

In particolare, bisogna considerare l’età della lavoratrice, gli anni e la quantità di contributi che ha versato e la retribuzione di uscita. Si tratta di fattori che possono incidere notevolmente e modificare di fatto in maniera netta l’assegno pensionistico.

Si ricorda che ai fini del calcolo contributivo dei 35 anni sono da escludersi i periodi di malattia e di disoccupazione, mentre possono essere riscattati i contributi del periodo universitario e quelli dell’eventuale periodo di malattia goduto dalla donna durante la sua vita lavorativa.

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