Mutui e prestiti cartolarizzati e segregati: cosa sono e come funzionano

Spesso si afferma che ci si trova in un momento di crisi economica quando ci sono molte spese dovute ad esigenze sempre crescenti, al costo della vita e al costo del denaro. Esatto, il costo del denaro, perché il denaro costa denaro, e il denaro in cambio di denaro lo vendono gli istituti di credito, ovvero le banche.

Il meccanismo

Entriamo ora nel dettaglio del meccanismo del costo del denaro. Gli istituti di credito offrono denaro, credito appunto, in cambio della restituzione, dilazionata nel tempo, dello stesso denaro prestato, capitale, più gli interessi calcolati in base alla tipologia di credito concesso e alla durata dello stesso. Quindi il guadagno degli istituti di credito sono gli interessi restituiti nel periodo di accensione del prestito.

Quanto costa il denaro?

Il costo del denaro è stabilito da un istituto di credito centrale (esempio la BCE in europa) il quale indica il tasso di interesse a cui è possibile concedere il credito ad un debitore. Nel caso di una banca centrale, si tratta di un debitore complesso, ovvero un istituto di credito commerciale.La banca centrale ha la funzione di fornitore nei confronti dell’istituto di credito, infatti se la banca centrale abbassa i tassi di interessi, per gli istituti di credito sarà conveniente concedere credito ai piccoli risparmiatori o alle aziende, avendo la possibilità di avere un ricarico maggiore oppure offrire un servizio più vantaggioso nei confronti della concorrenza. Se la banca centrale alza i tassi di interesse con cui concede i prestiti agli istituti di credito, essi sono meno propensi a concedere credito ai piccoli risparmiatori o alle aziende. E’ necessario considerare, in regime di alti tassi di interesse, che l’istituto di credito affronta il rischio di non vedere il capitale offerto rientrare, date le alte spese affrontate dal debitore, e anche il rischio di avere una porzione di mercato minore poiché i requisiti delle garanzie richiesti ai debitori saranno più restrittivi.

Le garanzie

L’istituto per la concessione del credito richiede garanzie al debitore, in questo modo qualora il debito si trovi, in futuro, in una situazione di morosità, l’istituto di credito potrà rientrare del credito attraverso le garanzie offerte. Questa situazione può portare l’istituto di credito ad avere una richiesta importante di somme di denaro immediate, a fronte di una restituzione dilazionata in 15 o 30 anni. Nel mentre il capitale a disposizione dell’istituto bancario potrebbe subire una forte diminuzione portando l’istituto di credito a non poter operare sul mercato.  Il metodo per evitare questo “stallo” della liquidità è la cartolarizzazione.

La cartolarizzazione: da credito a carta

La cartolarizzazione deriva dall’azione da parte di società esterne che riescono a trasformare i crediti acquisiti in obbligazioni. La cartolarizzazione è infatti un metodo finanziario regolato e regolamentato da leggi apposite contrattano gli istituti di credito e società esterne dette “società veicolo” (in inglese SPV, special purpose vehicle). Tali società acquisiscono i crediti, al valore completo compreso di interessi, delle banche verso i debitori in cambio di liquidità. Acquisiti i crediti, le società veicolo emettono delle obbligazioni sui crediti acquisiti con l’obiettivo di recupera quando versato alla banca.

La società veicolo o SPV

La società veicolo è una società con particolari restrizioni indicate dalle normativa in materia di credito bancario. La società veicolo infatti, deve effettuare solo le operazioni strettamente legate alla cartolarizzazione. Inoltre all’interno della società di cartolarizzazione, deve essere individuato un soggetto, chiamato Servicer, che si occupi di incassare tutti i crediti ceduti e versare gli importi incassati per il nuovo creditore.

Il debitore

La posizione del debitore non ha alcun ruolo all’interno della contrattazione tra società veicolo o SPV e istituto di credito se non quello di essere colui che ha messo in moto il meccanismo. Esso deve essere avvisato dell’avvenuta cessione del credito. Dalla cessione del credito alla SPV, il debitore continuerà a pagare le rate all’istituto di credito che le gira alla SPV. La differenza tra la condizione del debitore prima e dopo la cessione del credito sta nell’impossibilità di ricontrattare il tasso di interesse da parte dell’istituto di credito nei confronti della SPV. E’ chiaro che qualora l’istituto di credito non sia in grado di ridiscutere   il tasso di interesse del mutuo neanche è disposto a concedere la rinegoziazione o la surroga al debitore. Con la convenzione del novembre 2007 firmata dall’ ABI l’operazione di ricontrattazione anche se con qualche difficoltà è fattibile.

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