Quali sono i vantaggi dei prestiti Inps (ex Inpdap)?

Per chi è dipendente pubblico e necessita di un prestito può beneficiare dei prestiti erogati dall’Inps (ex Inpdap) dato che i vantaggi sono immediati e di grande valore aggiunto. Il pubblico impiego (dipendenti statali e degli Enti Locali) che scelgono un prestito Inps (ex Inpdap) possono contare e prediligere questa forma di finanziamento erogata dall’istituto di previdenza pubblica dato che possono beneficiare di tassi di interesse molto convenienti, che si mantengono fissi per tutta la durata del tempo, non eccedendo mai il 5%. Inoltre, sottoscrivere un prestito Inps non prevede il sostenimento di alcuna spesa d’istruttoria e nessuna spesa di intermediazione da parte di banche o società finanziarie: è sufficiente presentare solo il modulo di richiesta e attendere l’esito dell’istruttoria. Vediamo in questa guida, nella prassi, i principali vantaggi per il pubblico impiego nel fruire dei prestiti Inps (ex Inpdap).

Prestiti INPS per il pubblico impiego

Per “pubblico impiego” si intende il rapporto di lavoro alle dipendenze delle Pubbliche amministrazioni. Per pubbliche amministrazioni si intende, amministrazioni statali, regioni, province, comuni, comunità montane e loro consorzi e associazioni, istituzioni universitarie, istituti autonomi case popolari, camere di commercio, industria, artigianato, agricoltura e loro associazioni, enti pubblici non economici nazionali, aziende ed enti del servizio sanitario nazionale, enti pubblici non economici nazionali, regionali e locali, amministrazioni, aziende ed enti del servizio sanitario nazionale, l’Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni e, infine, le Agenzie pubbliche. Tutte le categorie di lavoratori rientranti nel pubblico impiego possono beneficiare dei prestiti erogati dall’INPS (ex Inpdap); i finanziamenti possono essere erogati a qualsiasi soggetto dipendente pubblico o dipendente iscritto alla Gestione unitaria per le prestazioni creditizie e sociali, i cui requisiti richiesti sono ascrivibili ai seguenti:

  • l’essere in servizio al momento della richiesta dell’apertura del finanziamento;
  • almeno 4 anni di servizio nel settore pubblico al momento della richiesta del finanziamento;
  • almeno 2 anni di servizio se appartenenti alla categoria di invalidi/mutilati di guerra

I requisiti ed il contratto sono computati in base al periodo di servizio del dipendente pubblico: se al richiedente del finanziamento resta un periodo di servizio inferiore per il collocamento a riposo, non si può concedere il prestito con contratto di durata eccedente il periodo temporale che intercorre tra erogazione del prestito e collocamento a riposo.

Vantaggi Prestiti INPS per il pubblico impiego: condizioni contrattuali ed economiche

Inutile dire ma per il pubblico impiego conviene richiedere un prestito solo rivolgendosi all’istituto di previdenza INPS (ex INPDAP) in quanto il prestito può avere durata variabile a seconda delle diverse esigenze finanziarie e della durata di ammortamento personalizzabile: da una durata quinquennale (in questo caso l’importo va restituito in 60 rate mensili) ad una durata decennale (da restituire in 120 rate mensili) e, in ceri casi, anche durate ultraventennali, specie per mutui o prestiti di capitale erogato piuttosto consistenti. La quota da rimborsare ovvero la rata mensile non può essere superiore a 1/5 dello stipendio o della pensione e sulla prestazione si applicano un tasso di interesse, un’aliquota per spese di amministrazione e una per fondo rischi, secondo i seguenti valori:

  • tasso d’interesse nominale annuo del 3,50%;
  • spese di amministrazione: 0,50%.

Per quanto concerne il premio fondo rischi si deve fare una distinzione:

  • per i soggetti con età pensionabile fino ai 65 anni, il premio rischio è dell’1.50% per per contratto di prestito pluriennale con durata di 5 anni e per il contratto con durata di 10 anni il premio rischio è del 3%;
  • per i soggetti con età pensionabile superiore ai 65 anni, il premio rischio è del 2% per i contratti di prestito pluriennale con durata di 5 anni e per il contratto con durata di 10 anni il premio rischio è del 4%.

Ben si comprende che per un dipendente pubblico fruire di questa forma di prestito si traduce in un enorme risparmio di costi, ed è questo su cui deve focalizzare maggiormente l’attenzione; non solo, possibilità di fruire della cessione del quinto e della delega di pagamento, utilizzo del TFR e della busta paga come garanzia a tutela del credito oltre la possibilità di sottoscrivere una polizza assicurativa per infortunio, invalidità, malattia e decesso. Inoltre, le spese di intermediazione sono nulle e non onerose, a parità di prestito contratto mediante il canale bancario o di altri operatori creditizi.

Prestiti INPS: un esempio pratico per capire la convenienza del prodotto creditizio

Ecco un esempio pratico che vi consente di capire la motivazione per quale il prestito INPS per il pubblico impiego è migliore rispetto alle proposte reperibili presso il canale bancario o degli intermediari creditizi. A parità di condizioni, un soggetto pubblico che volesse sottoscrivere un prestito biennale di importo di 8000 euro si vedrebbe uno scenario differente:

  • prestito biennale INPS: tasso di interesse applicato TAN 4,5%, spese di amministrazione 0,5%, premio fondo rischi 0,6% (ovvero 0,3% all’anno), TAEG al netto del premio fondo rischi 5,01%
  • prestito biennale reperibile tramite canale bancario: tasso di interesse TAN 6,25%, spese iniziali 16 euro, spese annuali 2 euro, TAEG 6,66%.

Esempio pratico sul prodotto mutuo ipotecario: confronto INPS-sistema bancario o altro intermediario creditizio

Il confronto si fa più interessante se si considera il prodotto mutuo ipotecario:

  • mutuo INPS, durata 5 anni, importo 50.000, TAN fisso 0,9%, spese amministrative 0,5%
  • mutuo erogato dal sistema bancario o altro intermediario creditizio, durata 5 anni, importo 50.000 euro, TAN fisso 1,50%, spese di istruttoria 600 euro, TAEG 2,17%.

Per richiedere un prestito Inps non vengono richieste numerose garanzie, o addirittura nessuna, in quanto le rate vengono restituite mediante la cessione del quinto dello stipendio e, proprio, la busta paga ed il TFR accantonato nel tempo costituiscono la garanzia a tutela del credito. Inoltre, il sistema bancario e creditizio è solito richiedere nella prassi commerciale l’apertura di un conto corrente, la sottoscrizione di una polizza assicurativa a tutela del credito (polizza vita, fidejussione, cauzione, polizza rischio impiego) e la sottoscrizione di una polizza a copertura del rischio incendio dell’immobile di abitazione (nel caso di apertura del mutuo). Con l’INPS tutto questo non esiste ma, è solo facoltativo, come dovrebbe in fin dei conti essere.

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