Crowdfunding: le origini e la situazione attuale in Italia e nel mondo

Negli ultimi tempi ha assunto sempre maggior importanza l’istituto del crowdfunding, un istituto nato alla fine del 1800 a New York dove l’editore Joseph Pulitzer (famoso dopo per il famoso premio attribuito ogni anno ad uno scrittore) promosse una raccolta fondi per la conclusione dei lavori della Statua della Libertà.

L’iniziativa raccolse oltre 100 mila dollari ma a destare stupore fu il numero delle persone che effettuarono le donazioni: infatti oltre 120 mila persone donarono una piccola cifra (meno di un dollaro) ed alla fine si raggiunse il risultato sperato. Tale raccolta fondi prese il nome di crowdfunding dall’unione delle parole crowd (ovvero folla) e funding (ossia donazione o prestito).

Con lo sviluppo di internet il fenomeno del crowdfunding ha assunto sempre più importanza visto comunque la facilità con cui adesso è possibile informare gli utenti di internet dell’avvio di una particolare iniziativa. Le raccolte di denaro online negli ultimi tempi si moltiplicano e vengono intraprese raccolte fondi per i più svariati progetti. Il fenomeno ha assunto notevoli dimensioni soprattutto negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone, ma anche in Italia si affacciano le prime esperienze di crowdfunding.

In Italia infatti, per svariati motivi tra cui una scarsa attenzione verso le nuove innovazioni, si ricorre più che altro ad altri tipi di strumenti di finanziamento per eventuali nuove start up da creare. Naturalmente la diffusione del crowdfunding va a braccetto con la diffusione delle maggiori innovazioni tecnologiche, tra cui anche i social network.

Questi ultimi, naturalmente, nel tempo si sono maggiormente diffusi nei paesi dove sono stati per primi introdotti (ovvero America del Nord in particolar modo). In Italia nell’anno 2013 sono state censite circa 40 piattaforme dedite alla raccolta fondi tramite il sistema del crowdfunding. La raccolta di fondi media di tale piattaforma è andata sempre più aumentando, tenuto conto che nel periodo 2005 – 2013 tale valore era pari a 23 mila euro, mentre nel solo 2013 la raccolta media è stata pari a 11 mila euro. In particolar modo per i micro-prestiti a tassi agevolati la raccolta media è stata pari a € 7.900 euro circa (significativa anche la percentuale dei progetti che raggiungono l’obiettivo minimo di raccolta: la percentuale è stata infatti pari al 54 %).

Tuttavia nonostante il trend negativo il crowdfunding in Italia è un istituto che non si è ancora pienamente sviluppato, ed i motivi vengono in genere identificati come i seguenti:

  • Le piattaforme di crowdfunding nel territorio italiano non sono state pubblicizzate come dovrebbero e pertanto lo strumento non è ancora conosciuto dalla maggior parte della popolazione;
  • Anche chi conosce il meccanismo del crowdfunding mostra ancora una certa “diffidenza” nell’utilizzo della piattaforma tenuto conto che non si ha un ritorno economico certo;
  • Anche dalla parte di chi beneficia delle donazioni occorre registrare una scarsa propensione a proporre progetti che abbiano la flessibilità necessaria per poter essere finanziati tramite crowdfunding.

Per quanto riguarda la normativa per la disciplina del crowdfunding l’Italia è fra i primi paesi europei ad aver introdotto delle leggi ad hoc. Sul web (in particolar sui siti Consob o Italian Crowdfunding) è infatti disponibile vario materiale che disciplina la Raccolta dei capitali di rischio da parte di imprese definite come start up innovative.

Inoltre anche il cosiddetto decreto Crescita – bis del 2012  ha previsto varie norme in materia di Equity crowdfunding attraverso molteplici portali on – line. In particolar modo il regolamento presenta come punti essenziali la trasparenza, la diligenza la correttezza, la gestione dei conflitti di interesse oltre che la parità di trattamento di chi propone le varie offerte.

All’interno delle varie piattaforma che offrono il servizio occorre che le informazioni siano sempre corrette, aggiornate continuamente e non essere poco chiare o di difficile comprensione.

La normativa, a detta degli addetti ai lavori, oltre ad essere una delle più tempestive a livello mondiale è anche molto competitiva. Ad esempio alcune regole italiane hanno assonanza con quanto previsto da Obama negli Stati Uniti (il provvedimento è stato denominato Jobs Act dall’allora presidente Barack Obama).

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