Eurozone depresse e finanziamenti europei

L’Eurozona, mercato unico monetario e bancario non ancora perfettamente integrato ed affetto da asimmetrie informative, comportamenti opportunistici e fenomeni di moral hazard, è esposto continuamente a “scossoni” dei trend borsistici che lo rendono vulnerabile e debole. Di qui, il mercato dell’Eurozona è esposto a shock idiosincratici, capaci di fare andare in fumo, presso le principali Piazze borsiste europee, milioni e milioni di euro gettando in un baratro l’economia del Vecchio Continente: finchè le aree dell’Eurozona rimarranno disintegrate, il rischio del debito sovrano espone l’intero sistema economico a rischio default, ovvero all’insolvenza di uno Stato membro che trascina inevitabilmente gli altri membri.

Bruxelles, invece di reperire una soluzione soddisfacente in grado di risolvere il problema di omogeneizzazione del mercato europeo unico (intento riformistico), ha sempre celato il tutto pilotando la BCE nel comprimere temporaneamente gli spread dei titoli sovrani rispetto alle obbligazioni tedesche. Se si fosse realizzato il mercato unico europeo e fosse pienamente operativo (come dovrebbe essere), il circolo vizioso esistente ad oggi tra bilancio del sistema bancario e rischio default del bond sovrano non esisterebbe. Di qui si comprende il reale problema derivante da un’incessante crisi economica, che sembra non risolversi e non arrestarsi: la fragilità dell’intero apparato bancario e la ormai secolare “mostruosa fratellanza siamese” tra sistema impresa e banche.

“Una mostruosa fratellanza siamese”: la fragilità dell’intero sistema bancario europeo

Il sistema bancario dell’intera Eurozona si muove in un contesto di perenne crisi e di diffusa fragilità che richiede agli istituti di credito di perseguire una strategia di ricapitalizzazione per acquisire solidità finanziaria e patrimoniale, oltre a migliorare il proprio rating creditizio. Nelle recenti analisi pubblicare nell’ultimo report del Fondo monetario internazionale, un istituto di credito su tre presente nell’Eurozona si trova ad operare in un contesto di fragilità economica, a dover affrontare un contesto più competitivo, oltre alle severe regole che le authorities dettano costantemente: si veda anche Basilea 3.

Per non parlare poi dei ribassi dei corsi azionari dei titoli bancari che si leggono quotidianamente nei mercati borsistici europei, milioni di perdite di euro andati in fumo, le perenni contrattazioni dei titoli bancari scambiati a suon “di colpi di martello” all’equity asset, la mancanza di reperimento di risorse “fresche” per ridare fiducia e fare ripartire il comparto delle banche europee, i saggi d’interesse (specie quelli concernenti i mutui subprime) ai minimi storici: ciò comporta inevitabilmente un deprezzamento del mark-up ed inevitabili perdite di bilancio. Il caso della Monte dei Paschi di Siena è un chiaro esempio di tutto quello che sta accadendo e colpendo l’intero sistema delle banche nell’Eurozona, per non parlare della sfiducia che gli investitori e gli azionisti nutrono nei confronti dello scenario economico e politico.

Banche europee: gli aiuti dell’Unione Europea

La Commissione europea, in deroga al dettato legislativo contenuto all’articolo 107 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (TFEU), in un contesto di emergenza e di criticità, delineatosi a partire dal 2008, ha accordato degli strumenti di ausilio per ripristinare lo status quo del sistema bancario europeo: garanzie a copertura delle passività, per le quali gli aiuti autorizzati dalla stessa Commissione corrispondono ad un importo vicino ai 4.000 miliardi di euro, ma gli aiuti effettivamente usati dagli Stati Membri rappresentano meno di un quarto di quelli approvati.

Inoltre, le misure di ricapitalizzazione, la Commissione ha autorizzato finanziamenti europei pari a poco più di 821 miliardi di euro, ma gli Stati Membri ne hanno utilizzati 448. E perchè, vi chiederete non ne hanno usufruito? La risposta è semplice: “non esiste pasto gratis” e, neppure i sostegni economici ed i finanziamenti che hanno un loro onere economico, rappresentato dagli esosi tassi d’interesse applicati. Ecco il tremendo circolo vizioso tra sistema impresa e comparto bancario.

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