Crowdfunding: le cose da sapere sul regolamento della Consob

L’”equity crowdfunding” è stato modificato nel 2016 con la delibera 19520 ad opera della Consob dopo la sua istituzione con il Decreto Crescita bis del 2013, il decreto legge 179 del 2012, che assegnava all’ente la promulgazione di un suo regolamento, stabilito sulla falsariga di quello che disciplinava la raccolta di capitali online e pubblicato sul sito di Consob a metà del 2013. Le modifiche hanno riguardato l’allargamento della platea di possibili investitori e la semplificazione delle modalità di investimento per accelerare la conclusione della connessione tra impresa innovativa e finanziatore singola o aziendale. Ma cos’è l’equity crowdfunding?

Il finanziamento tramite portali

In sostanza l’equity crowdfunding concerne il finanziamento delle startup nate da meno di cinque anni iscritte in un determinato registro, che possono essere sostenute da privati ed imprese tramite la “gestione di portali per la raccolta di capitale per le start-up innovative”, regolamentati da specifiche linee guida dettate dalla Consob. Il regolamento pubblicato nel 2013 autorizzava le piattaforme italiane che lo richiedevano e che presentavano i requisiti necessari a raccogliere i capitali online; attualmente esistono 18 operatori nel settore autorizzati.

Modalità di offerta

La piattaforma si rivolge a moltissimi investitori con l’offerta di strumenti partecipativi al capitale di rischio tramite l’emissione di quote da parte della società, da vendere dopo la stima economica da parte dei tecnici in merito alla bontà ed alla fattibilità del progetto innovativo. Le offerte si fanno o nella modalità “all or nothing” o in quella “take it all”, ossia: nel primo caso, se non si raggiunge un importo minimo prestabilito, l’offerta è fallita, nel secondo invece la startup ottiene la cifra proposta anche se inferiore a quella iniziale. In Italia l’equity crowdfunding è poco conosciuto ed utilizzato, benchè esistente già da 4 anni.

Qualche dato

L’ “Osservatorio sul crowdfunding for equity” del Politecnico di Milano sostiene che dal 2013 ad oggi la raccolta di capitali con l’equity crowdfunding ha raggiunto i 3,67 milioni di euro con un target medio di raccolta di 344000 euro, la pubblicazione delle offerte si è concretizzata in 36 casi da parte di 34 startup ed una piccola media impresa innovativa, il successo pieno si è avuto in 14 casi con la somma richiesta inizialmente ed in 15 casi si è avuto completo insuccesso, mentre sussistono ancora 7 offerte in corso. La difficoltà a far decollare questo strumento di finanziamento per le imprese è legata sostanzialmente alla macchinosità del regolamento, che è stata perciò semplificata dalla Consob.

Le modifiche al regolamento

Per investire importi superiori ai 500 euro per le persone fisiche ed ai 5000 euro per le persone giuridiche era necessario compilare il questionario MIFID sull’appropriatezza per il soggetto interessato recandosi presso una filiale bancaria, invece con la riforma del regolamento si può effettuare direttamente online con il controllo da parte delle piattaforme stesse dell’appropriatezza sul portale. Il secondo passo verso l’allargamento del parco investitori è costituito dall’introduzione di due nuove figure, ossia gli investitori professionali su richiesta (controllati dalla MIFID) e gli investitori a supporto dell’innovazione (controllati dalla Consob). Le campagne di equity crowdfunding prevedono la sottoscrizione del 5% almeno del capitale da parte di investitori professionali ossia banche, imprese di investimento, fondi, grandi società.

I nuovi investitori

Gli investitori professionali su richiesta devono aver effettuato almeno dieci operazioni sul mercato ogni trimestre nei 4 trimestri precedenti, devono possedere un portafoglio di investimenti comprensivo di depositi di più di 500000 euro, devono avere un’esperienza lavorativa di almeno un anno nel settore finanziario. Vengono ammesse anche molte altre società alla raccolta di capitali, quali start-up a vocazione sociale e start-up innovative, piccole e medie imprese innovative, organismi di investimento collettivo del risparmio, società di capitali che investono principalmente in startup innovative e piccole medie imprese innovative. Queste modifiche dovrebbero avere effetto anche sui costi delle transazioni e degli oneri legati al perfezionamento dell’offerta, riducendoli.

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