Corte dei Conti: tra un anno l’Iva aumenterà al 25%

Torna il vecchio timore: quello dell’incremento dell’Iva e dei prezzi alti, un’iperinflazione annunciata dalla Corte dei Conti e, ancora una volta, a pagare sono i cittadini nonchè i contribuenti, su cui va a gravare profondamente la pressione fiscale. L’Italia, secondo la stessa Corte dei Conti, sarà costretta ad aumentare l’Iva, se non riuscirà a reperire le giuste risorse economiche per ristabilire l’indebitamento pubblico: il monito proviene dai vertici dell’Unione Europea che, dopo aver concesso più flessibilità al nostro Paese per consentire il completamento delle riforme contenute nella  legge di Stabilità, ora torna a richiedere maggior rigore e disciplina.

L’Italia è ormai sotto l’occhio vigile sia in materia di debito pubblico che sul bilancio 2017: se i patti non verranno rispettati dal nostro paese, il Governo italiano sarà costretto a prendere una serie di misure e dovrà porre in atto le cosiddette “clausole di salvaguardia” previste nella manovra economica del 2015. Per “clausole di salvaguardia” si intende l’incremento dell’IVA al 25% (programmato per il 2018, mentre per il 2017 salirà al 24%) e delle accise sulla benzina. Se tutto ciò si tramuterà in realtà, inevitabile l’iperinflazione si innescherà e con sè una pressione fiscale più pressante per tutte le unità produttive e per le stesse famiglie italiane oberate da tasse ed imposte. La notizia non è delle più rosa e viene annunciata in un tornante storico in cui le stime di crescita economica e di occupazione sono deboli e latenti.

Il monito della Corte dei Conti: l’incremento dell’Iva è una misura necessaria

Non è solo la Commissione europea a “tirare le orecchie” all’Italia per non rispettare il Patto di Stabilità ma, pure la Corte dei Conti sostiene ed urla ai contribuenti ed al Governo italiano che “l’aumento dell’IVA tra un anno è inevitabile”, si tratta di una di quelle “clausole di salvaguardia” previste nella Manovra del 2015: l’incremento dell’Imposta sul valore aggiunto è stato già programmato con la legge di Stabilità 2015 e riconfermato, con qualche revisione legislativa, con quella del corrente anno. Ciò scatterà automaticamente, qualora non venissero raggiunti i tanto auspicati obiettivi di bilancio ed i tagli alla spesa pubblica; in concreto, se tutto ciò dovesse tradursi in terribile realtà si assisterà:

  • nel 2017, all’incremento dell’IVA ordinaria dal 22% al 24%; mentre nel 2018 scatterà dal 24% al 25%;
  • nel 2017, all’incremento dell’IVA “agevolata” dal 10% al 13%.

Il debito pubblico dell’Italia è troppo elevato, ammonisce la Commissione di Bruxelles, che è molto critica sulla possibilità che il nostro Paese possa essere in grado di realizzare i tagli di spesa anticipati, specie perché Renzi spinge dal lato opposto: per ragioni di promesse fatte in passato e per l’avvicinarsi delle elezioni, il Presidente del Consiglio si impegna ogni giorno a ridurre le imposte per agevolare ed incentivare i consumi del ceto medio. Nonostante le promesse del Premier, l’Italia è a rischio di non poter e non saper rispettare il Patto di Stabilità: è cosa certa che l’impennata sarà effettuata nel 2018, quando il nuovo aumento dell’IVA si attesterà nel seguente modo: l’aliquota agevolata del 10 rivolta all’edilizia raggiungerà il 13% e quella generale del 22 ammonterà al 25%, destinata ad aumentare ulteriormente dello 0.9% entro il 2019. Nel frattempo, i contribuenti italiani faranno i conti con altri rincari: il 10 settembre 2017 scatterà automaticamente il rincaro delle accise su benzina e diesel, bevande alcoliche, tabacchi e prodotti energetici. Che dire, questa serie di aumenti in vista ci “strozzerà” ulteriormente: lo scenario che si prospetta non è dei migliori.

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