Quali sono le differenze tra il mutuo chirografario e ipotecario?

Alla parola “mutuo” milioni di italiani avvertono un fastidioso peso sullo stomaco, accompagnato talvolta da crisi di sudorazione fredda. Per chi necessita di liquidità o soprattutto per i giovani che puntano a costruirsi un futuro, accendere un mutuo di questi tempi è una decisione coraggiosa da ponderare con cura. Qualora pronti e convinti, un’importante considerazione da fare riguarda la tipologia di mutuo. I mutui, infatti, non sono tutti uguali, ma si distinguono in ipotecari o chirografari. Se vi state chiedendo in cosa consistono esattamente e quali sono le differenze tra le due modalità, siete capitati nel posto giusto. Ecco qui una breve e pratica guida, da non perdere assolutamente. C’è in ballo niente di meno che il vostro mutuo!

Gli elementi chiave del mutuo

Il confronto tra mutuo ipotecario e chirografario può essere realizzato sulla base di tre elementi:

  1. Garanzia.
  2. Importo e durata.
  3. Tassi di interesse.

Analizziamo da vicino le due tipologie focalizzandoci su ciascuno di questi fattori.

Il mutuo ipotecario

Nel mutuo ipotecario la garanzia richiesta è un’ipoteca su un bene mobile o immobile di proprietà del mutuatario o di un terzo soggetto datore di ipoteca. Da un lato il contratto non comporta la perdita del possesso da parte del debitore, che conserva la disponibilità ed il godimento del bene oggetto di garanzia. Dall’altro, tuttavia, stabilisce che in caso di insolvenza il creditore acquisisce il diritto di espropriare o vendere il bene per rientrare in possesso di quanto gli spetta, tra capitale, interessi e oneri accessori.

Al momento della richiesta del finanziamento, l’istituto di credito esige una spiegazione su come verrà investito il capitale. Parliamo di cifre generalmente cospicue da rimborsare con un contratto che mediamente dura 25 anni. Una grande restrizione è però rappresentata dalla somma iscritta, ovvero il limite di importo fino a cui il creditore potrà avanzare pretese. In effetti, le banche sono solite chiedere un importo di iscrizione pari al doppio del mutuo, o addirittura a un terzo qualora la durata del contratto fosse molto lunga. Tale cifra comprende tutti i crediti presenti e futuri del finanziatore, vale a dire capitale, interessi, così come eventuali spese legali e un’eventuale penale di estinzione anticipata.

D’altro canto, il vantaggio del mutuo ipotecario è che ha interessi più bassi rispetto alla tipologia non ipotecaria. La ragione è semplice. Dato che in un finanziamento senza garanzia di ipoteca aumentano i rischi per la banca, aumenteranno di conseguenza gli oneri dei debitori.

Il mutuo chirografario

Si tratta per definizione un mutuo fiduciario. Dal greco cheìr (mano) e gràpho (scrivere), è letteralmente un’obbligazione scritta di propria mano. In effetti, non viene garantito dall’ipoteca, ma dal semplice impegno del debitore che appone la sua firma sul contratto. Deve quindi considerarsi chirografario qualsiasi finanziamento che non sia ipotecario. Se la finalità è di tipo individuale, prende più comunemente il nome di prestito personale. A differenza del mutuo ipotecario, per sottoscriverlo non è necessario specificare il motivo della richiesta.

L’opzione di non vincolare i propri beni con un’ipoteca sembra a dir poco allettante. Eppure ciascuna forma di finanziamento si adatta a specifiche circostanze. È comune ricorrere a un contratto chirografario quando:

  • L’importo da richiedere non supera i 30.000 euro, per lo meno per le persone fisiche.
  • La durata del prestito è compresa tra i 18 mesi e i 10 anni, a seconda della banca.
  • Il finanziamento serve alla realizzazione di opere che coinvolgono parti in comune con altri. Un esempio sono le opere di manutenzione in parti condivise di un condominio, difficilmente ipotecabili.

Se da un lato il finanziamento non prevede quote di iscrizione, dall’altro i tassi di interesse sono più alti. Il TAEG, infatti, può raggiungere i 12 punti percentuali.

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