I prodotti derivati: una bomba a orologeria per l’Italia

I prodotti o strumenti finanziari derivati sono dei contratti il cui valore dipende dall’andamento di una o più variabili, chiamate attività sottostanti (underlying assets). La loro funzione è ridistribuire i fattori di rischio nel funzionamento dei mercati finanziari. Non stupisce, pertanto, che il loro utilizzo sia diventato sempre più significativo a partire dalla crisi del 2008. Ciononostante, per lo meno in Italia si sono rivelati un’arma a doppio taglio, generando una situazione di forte tensione a punto di degenerare improvvisamente. Come funzionano allora i prodotti derivati e qual è il loro grado di sicurezza? Ecco qui una pratica guida per chiarirci un po’ le idee al riguardo.

Cosa sono esattamente i prodotti derivati?

Per capire il funzionamento dei derivati concentriamoci prima di tutto sulle cosiddette attività sottostanti che ne determinano il valore. Tali attività possono essere di duplice natura:

  • Reale: ad esempio il petrolio, l’oro, il caffè, il cacao, etc.
  • Finanziaria: come gli indici di Borsa, i tassi di interesse, le azioni o i tassi di cambio tra due valute.

Le principali finalità associate ai prodotti derivati sono 3.

  1. Copertura di posizioni: è il cosiddetto hedging, che consiste nel proteggere il valore di una posizione da variazioni indesiderate dei prezzi di mercato. È una funzione usata ad esempio dalle piccole e medie imprese italiane per mettere al riparo i propri debiti da un aumento dei tassi d’interesse, così da mantenere costante il flusso di cassa delle rate da rimborsare. In effetti, l’hedging consente di neutralizzare l’andamento avverso del mercato, bilanciando perdite e guadagni sulla posizione da coprire con guadagni e perdite sul mercato dei derivati.
  2. Speculazione: è la sottoscrizione di derivati per realizzare un profitto basato sull’evoluzione attesa del prezzo dell’attività sottostante. Paragonabile a una scommessa sull’evoluzione dei mercati, sfrutta in molte occasioni il cosiddetto “effetto leva”, che consente di ottenere guadagni più che proporzionali alle somme investite. È tuttavia una strategia rischiosa, che potrebbe portare a perdite elevate.
  3. Arbitraggio: è una tecnica che sfrutta il disallineamento momentaneo tra l’evoluzione del prezzo del derivato e quella del sottostante (che coincideranno alla scadenza del contratto). Con la vendita dello strumento sopravvalutato e l’acquisto dello strumento sottovalutato si ottiene un profitto in teoria libero dal rischio.

Grado di rischio dei derivati

Come si può facilmente desumere dalla descrizione delle varie tipologie di derivati, la sottoscrizione di tali contratti non è un’opzione al 100% sicura. Riportiamo qui di seguito i possibili rischi.

  • Evoluzione sfavorevole delle variabili di mercato rispetto a cui il derivato è stipulato.
  • Eventualità che la parte debitrice sia inadempiente.
  • Errori umani.
  • Disfunzioni dei sistemi interni di controllo.
  • Frodi.

Regolamentazione dei derivati

Proprio perché potenzialmente rischiosi, i derivati sono oggetto di specifiche norme volte a regolamentarne l’utilizzo. A livello europeo il quadro normativo è contenuto nel testo “European Market and Infrastructure Regulation“(EMIR), atto ad attenuare il rischio e migliorare la trasparenza dei mercati dei derivati. Nel nostro paese è la Borsa Italiana a gestire il mercato regolamentato degli strumenti derivati, chiamato Idem.

Ciononostante, la situazione non è per niente rosea. Secondo i dati della Banca d’Italia, la finanza pubblica non gode proprio di buona salute. Di fatti, i titoli derivati presenti sui bilanci dello Stato centrale e degli enti locali ammontano a ben 31,9 miliardi. Ciò significa che la speculazione è stata forte anche in tempo di crisi e le operazioni potenzialmente in perdita sono notevoli.

Nell’ambito dell’Eurozona, l’Italia è il paese che ha pagato di più per i contratti derivati, che invece di proteggere dal rischio di un rialzo dei tassi hanno generato perdite a 9 zeri. Una possibile ipotesi alquanto allarmante è che il governo compensi con le privatizzazioni le passività lasciate dai derivati. La prima vittima in previsione futura potrebbe essere proprio l’abbattimento dello spread. Se così fosse, qualsiasi risparmio reso possibile dalle politiche di ribasso dei costi sul finanziamento del debito verrebbe vanificato.

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