Edilizia: dopo 5 anni di crisi il mercato delle costruzioni residenziali riparte

Settore dell’edilizia, si riparte con il piede giusto! Dopo un lungo periodo di stagnazione durato 5 anni, il mercato delle costruzioni residenziali, in concomitanza con la fase ascendente dei prestiti, soprattutto dei mutui. E’ un segnale ancora timido, ma i dati che arrivano dall’Istat sono positivi e confortanti: nell’anno 2016 il numero di abitazioni di nuova fabbricazione e costruzione è tornato a superare la soglia delle 10mila unità, raggiungendo quasi 11,5 mila unità immobiliari. Più marcato è il miglioramento registrato in termini di superficie utile abitabile (+4,0%); tuttavia, l’edilizia non residenziale ha registrato una riduzione dell’8,3% e per quanto concerne gli uffici e capannoni industriali, la fase di costruzione è nettamente ferma e non accenna a riprendersi minimamente, il mercato commerciale in questo sub-segmento è veramente stagnante e saturo.

Comparto edile: segnali di ripresa, ma ancora lontano dalle aspettative

Nonostante i deboli segnali di ripresa registrati dal mercato immobiliare negli ultimi trimestri dell’anno 2016, il rilancio del settore delle costruzioni edili appare ancora lontano dopo quasi un decennio di progressiva contrazione del valore aggiunto. Oggi, il tessuto produttivo risulta sicuramente più robusto, in virtù dell’importante processo selettivo che ha caratterizzato il settore nell’ultimo decennio; tuttavia, permangono elementi di scenario che frenano uno sviluppo sostenibile e duraturo. Se la sfavorevole congiuntura economica ha avuto un impatto intenso  per le imprese che operano nella costruzioni di edifici, residenziali e non, negli anni di crisi economica, ciò è attribuibile ad una molteplicità di fattori. In primis vi è una ragione di carattere strutturale: le imprese del settore delle costruzioni, realizzando investimenti in conto capitale destinati a rimanere immobilizzati fino alla vendita del bene, presentano tendenzialmente una stretta creditizia e maggiore è il loro livello di indebitamento rispetto alle imprese che offrono servizi. Il fabbisogno finanziario legato alla realizzazione di investimenti in conto proprio e a lungo termine espone, quindi, le imprese del segmento “Costruzione di edifici” ad una maggiore dipendenza dal sistema  bancario, una caratteristica che le rende particolarmente sensibili a periodi di restrizione creditizia.

Sulla base delle rilevazioni campionarie svolte dall’Osservatorio CRIF Ratings, tra il 2007 e il  2015 per ogni euro di valore della produzione realizzato, le società attive  nella “Costruzione di edifici” hanno necessitato mediamente di 80 centesimi di debito finanziario, un valore che scende a circa 30 centesimi  nel segmento Infrastrutture&Impiantistica. Negli ultimi anni questo gap si è progressivamente ampliato, raggiungendo il picco nel 2013, principalmente a causa del brusco calo del valore della produzione realizzato dalle imprese attive nella costruzione di edifici. Inoltre, a fare da bilanciere è salito l’importo medio richiesto per comprare casa, cosa che non accadeva dal 2010, quando era superiore ai 130mila euro. Ma quanto chiedono agli intermediari creditizi gli italiani per comprare un’abitazione? Nel complesso quasi quattro mutui su cinque, il 77,6% del totale, hanno riguardato importi inferiori ai 150mila euro. Per quanto concerne la distribuzione delle interrogazioni di nuovi mutui e surroghe per classe di durata, invece, ancora una volta la classe prediletta è stata quella compresa tra i 16 e i 20 anni, con una quota pari al 24,3% del totale, seguita a ruota dalla fascia tra i 21 e i 25 anni, con il 20,9%. Il mese di dicembre 2016 ha fatto registrare un incremento pari a +21,3% del numero di erogazioni relative a richieste di nuovi mutui e, soprattutto, di surroghe. Un segnale confortante che aprono uno scenario di speranza per il futuro del mercato delle costruzioni immobiliari ad uso residenziale e del mercato creditizio.

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